La scoperta più importante

di flisi - 8 Gennaio 2008

Qualche giorno fa, un mercoledì assolato e irrequieto, un mio giovane amico e scrittore ebbe una esperienza che si può definire con molti aggettivi, anche simultaneamente: buffa, significativa, drammatica, rivelatoria, risibile. Si trovava in Via Veneto e notò un assembramento attorno ad un’edicola: volti attenti, perplessi, tesi. Si avvicinò e vide quel che gli altri vedevano, lesse quel che tutti leggevano…
Il titolo di testa de “Il Giornaleâ€, che occupava l’intera prima pagina, diceva: “SCOPERTA FORMA DI VITA ALIENA IN UN SISTEMA A 20 ANNI LUCE DALLA TERRAâ€. La gente era sbigottita da questa notizia, proprio la settimana prima gli scienziati avevano stabilito che nessuna forma di vita extra – terrestre potesse esistere entro un raggio di 100 anni luce. Nel frattempo era stato fondato il primo avamposto stabile su Marte, col compito di esaminare un ampio numero di frequenze elettro-magnetiche. La notizia diceva anche che gli scienziati erano riusciti a stabilire che tipo di onde fossero, onde radio, e per puro caso erano riusciti con esse a creare un’immagine: questa spiegava la loro posizione nel loro sistema solare e come sono fatti. Con dei particolari impulsi, poi, erano riusciti a riprodurre i suoni che producono. Sul giornale c’era l’immagine: questi esseri avevano qualche somiglianza con gli umani: erano dotati dello stesso numero di braccia e gambe, anche se sembravano parecchio più alti di noi. Avevano una tecnologia molto più avanzata della nostra, infatti le immagini erano molto realistiche. Noi non siamo ancora capaci di inviare così lontano immagini molto dettagliate.
Quello stesso giorno il mio amico passò a casa mia e discutemmo a lungo dell’argomento: eravamo entrambi sgomenti per la notizia, nessuno si aspettava che venisse scoperta un’altra forma di vita nell’universo.
Ieri è apparsa un’altra notizia sul giornale: avevano ricevuto altre onde, anch’esse componevano delle immagini, solo che erano parte di un messaggio: erano un cerchio gigante, poi uno più piccolo e delle freccette che si allontanavano da questo cerchio più piccolo per dirigersi a un altro cerchietto molto distante dal cerchio originario. Gli scienziati non riuscivano a decifrare questo messaggio e a tutti fu affidato il compito di risolvere questo enigma. Il mio amico venne da me verso le tre del pomeriggio con l’enigma da risolvere.
Ci mettemmo tutto il pomeriggio a trovare una risposta plausibile. Oggi andremo al centro scientifico internazionale a comunicare la nostra teoria. Per scoprire se abbiamo ragione ci toccherà aspettare almeno altri 20 anni, il tempo minimo che gli alieni impiegherebbero per terminare il loro viaggio, se il significato del messaggio fosse quello ipotizzato da noi.
Se sarà così, sarà una svolta per l’intera umanità. L’incontro con una specie extra terrestre sarà l’evento più importante della storia dell’umanità.

Omicidio in via Garibaldi 15

di egashi - 8 Gennaio 2008

Qualche giorno fa, un mercoledì assolato e irrequieto, un mio giovane amico e scrittore ebbe una esperienza che si può definire con molti aggettivi, anche simultaneamente: buffa, significativa, drammatica, rivelatoria, risibile. Si trovava in via Veneto e notò un assembramento attorno ad un’edicola: volti attenti, perplessi, tesi. Si avvicinò e vide quel che gli altri vedevano, lesse quel che tutti leggevano…
Era appena tornato da un lungo viaggio e non sapeva nulla di tutto ciò che era accaduto in quei giorni. Quando prese il giornale in mano, per leggere la notizia del giorno, rimase stupito ma anche impaurito. In prima pagina, a caratteri cubitali, c’era scritto: “ Omicidio in via Garibaldi 15, non si conosce ancora l’identità della vittima, si presume che sia morta questa mattina verso le ore 10:00 infatti…â€. Era la casa del mio amico che, neanche il tempo di finire di leggere l’articolo, si diresse verso di essa. La casa era circondata dalla polizia, che probabilmente era lì da quando era stato trovato il cadavere. Cercò di entrare, ma non ci riuscì finché non disse che era il proprietario della casa. Gli dissero che la vittima era una donna sulla quarantina, ma che non si sapeva nient’altro, né chi fosse, né cosa facesse in casa sua. Gli chiesero se conosceva la vittima, ma lui non aveva mai visto quella donna in vita sua. La polizia l’avevano chiamata i vicini, che avevano sentito degli strani rumore provenire dalla casa e sapevano che il loro vicino era in viaggio per lavoro. Il mio amico Giorgio era molto spaventato, anche perché queste cose non capitano tutti i giorni. Era molto curioso di sapere chi fosse quella donna e cosa ci faceva in casa sua.
La polizia decise di mettere tra gli indagati Giorgio, perché era tornato quella mattina verso le 07:00 e quindi, secondo loro, avrebbe avuto l’opportunità di uccidere la vittima, anche se lui diceva che quella mattina non era ancora andato a casa e infatti aveva ancora i bagagli con sè.
Giorgio aveva avuto un giorno da dimenticare, non capiva più nulla, era appena tornato dal lavoro ed era stato accusato di omicidio.
Non c’era nessun testimone, nonostante la vittima fosse stata uccisa da un colpo di pistola. Era proprio disperato e io decisi di aiutarlo. Ma la situazione si aggravò ancora di più quando un vicino di casa disse alla polizia che quella mattina aveva sentito un litigio provenire dalla casa di Giorgio e che subito dopo c’era stato uno sparo. Come se non bastasse disse anche che aveva visto quella donna in compagnia di Giorgio prima che lui partisse per lavoro. Allora la situazione era diventata molto critica. L’intera città era sotto shock, perché tutti conoscevano Giorgio e non pensavano che avrebbe potuto fare una cosa del genere. In una città piccola come la nostra è difficile nascondere le cose: ovunque andavi sentivi parlare solo di questo, nient’altro che di questo. C’era chi diceva che Giorgio era innocente, chi diceva che era colpevole, ma nessuno lo conosce meglio di me e io ero sicuro al cento per cento che lui non aveva ucciso quella donna, per questo dovevo aiutarlo.
La prima cosa da capire era chi fosse quella donna e se aveva mai avuto a che fare con Giorgio. Dopo vari tentativi ottenni alcune informazioni dalla polizia: mi dissero di aver scoperto che la donna si chiamava Alessandra Rossi e che si era appena trasferita nella nostra città in cerca di lavoro. Avrebbe dovuto avere un colloquio di lavoro proprio quella mattina, ma non si era mai presentata all’appuntamento. A quel punto le domande sorgevano spontanee : “Cosa ci faceva proprio a casa di Giorgio e chi avrebbe avuto motivo di ucciderla?†A quel punto decisi di andare a chiedere informazioni ai vicini. Uno di essi mi disse che aveva visto quella donna in casa di Giorgio prima che lui partisse per il viaggio, poi di aver sentito, la mattina dell’omicidio, un litigio tra un uomo e una donna; disse anche che era sicuro di aver visto un uomo sparare alla vittima. Purtroppo questa dichiarazione andava contro il mio amico perché lui possedeva una pistola, che però non era stata ancora ritrovata. Io ero sicuro che non fosse stato lui e dovevo continuare a indagare. Andando a trovare Giorgio scoprii che con quel vicino non erano mai andati d’accordo, perché si lamentava sempre di tutto e litigavano in continuazione. Per esempio si lamentava per il cane che abbaiava di notte oppure perché faceva troppo rumore quando aveva ospiti, insomma, per motivi molto banali. Un’altra cosa molto strana fu che la ex moglie di Giorgio era in città proprio in quei giorni. Era una bella donna, bionda, alta, occhi azzurri e molto simpatica, mentre Giorgio era un uomo un po’ più vecchio di lei, moro, occhi scuri, ma una persona con un grande cuore e aveva sempre tanta pazienza. Giorgio e lei si erano separati pochi mesi prima, dopo due anni di matrimonio e lei lo odiava veramente perché pensava che lui l’avesse tradita (cosa che non era mai accaduta). Dopo il divorzio lei se ne era andata via, trasferendosi da sua sorella e da allora non era mai tornata nella nostra città. Stranamente era lì, proprio mentre stavano accadendo quelle cose molto strane. Un giorno la incontrai per caso e mi disse che era tornata per prendere le ultime cose che aveva lasciato da Giorgio. Quando le riferii la brutta notizia, le dissi di quello che era successo a Giorgio, lei non sembrava molto disperata, anzi, sembrava che le andasse bene. Andai a trovare Giorgio e gli dissi che sua moglie era in città e lui ne fu contento, la amava ancora molto, anche se non aveva potuto fare nulla per salvare il loro matrimonio.
Tornando alle indagini, adesso la cosa da fare era trovare l’arma del delitto. Passarono giorni e giorni, ma non riuscii a trovare nulla. Così un giorno incontrai un giovane ragazzo, di cui diventai molto amico. Era un bel ragazzo, sulla ventina, molto simpatico e deciso, era poco più alto di me, con capelli e occhi scuri, assomigliava molto a Giorgio. Dopo poco decisi di raccontargli della situazione di Giorgio e gli chiesi aiuto per le indagini, e lui accettò volentieri. Ero contento di avere un amico che mi aiutasse. Una volta rimasi per pochi minuti da solo a casa sua e trovai per caso in un cassetto una pistola che sembrava identica a quella di Giorgio. La cosa mi incuriosì molto, così decisi di controllare se a suo nome era registrata qualche pistola, ma il risultato fu negativo. Gli chiesi se voleva incontrare Giorgio, ma si rifiutò con un comportamento molto strano. Feci vedere a Giorgio una foto di questo mio nuovo amico e, dopo averla vista, egli rimase impietrito, senza parole e diventò pallido. Dopo vari minuti mi disse: “ Questo è mio fratello!!!!!!!â€. A quel punto capii tutto. Corsi a casa da lui: non c’era. Non sapevo dove cercarlo, sembrava fosse sparito dalla città. Girando l’angolo lo vidi che correva in direzione dell’aeroporto con una piccola valigia in mano. Lo seguii e intanto chiamai la polizia. Lo prendemmo in tempo, perché se fosse riuscito a prendere l’aereo credo che sarebbe stato difficile ritrovarlo. All’inizio non volle dire nulla, ma poi confessò tutto. C’erano anche le sue impronte sulla pistola che era di Giorgio, impronte che lo incolpavano senza ombra di dubbio. Ero curioso di sapere perché avesse ucciso proprio quella donna e lui rispose: “ Ho preso due piccioni con una fava!!!â€. Raccontò tutto, disse che era una sua collega di lavoro che aveva ottenuto una promozione che doveva essere sua, e per quello aveva deciso di ucciderla. Come se non bastasse odiava Giorgio perché aveva sempre invidiato la vita che conduceva, il suo lavoro, i suoi amici, tutto, e così aveva deciso di sfruttare l’occasione per incastrare suo fratello.
Sono contento che questa situazione sia finita. Troppe cose sono successe in così poco tempo, non ce la facevo più.

la befana

di maghetta - 5 Gennaio 2008

Anche Giovanni Pascoli dedicò una poesia alla befana, ad una befana però che non porta doni né carbone, che non può risolvere i problemi della gente, ma che solo “vede e sente…”
Io mi auguro invece che la ” nostra befana”, in questa notte, possa dispensare doni a chi li merita, ispiri a tutti buoni propositi e non si limiti a stare seduta su una alta montagna osservando da lontano ciò che accade, ma agisca quando serve, magari con qualche bel colpo di scopa…

La befana

Viene viene la Befana,
vien dai monti a notte fonda.
Come è stanca! la circonda
neve, gelo e tramontana.
Viene viene la Befana.

Ha le mani al petto in croce,
e la neve è il suo mantello
ed il gelo il suo pannello
ed è il vento la sua voce.
Ha le mani al petto in croce.

E s’accosta piano piano
alla villa, al casolare,
a guardare, ad ascoltare
or più presso or più lontano.
Piano piano, piano piano.

Che c’è dentro questa villa?
uno stropiccìo leggiero.
Tutto è cheto, tutto è nero.
Un lumino passa e brilla.
Che c’è dentro questa villa?

Guarda e guarda… tre lettini
con tre bimbi a nanna, buoni.
Guarda e guarda… ai capitoni
c’è tre calze lunghe e fini.
Oh! tre calze e tre lettini…

Il lumino brilla e scende,
e ne scricchiolan le scale:
il lumino brilla e sale,
e ne palpitan le tende.
Chi mai sale? chi mai scende?

Co’ suoi doni mamma è scesa,
sale con il suo sorriso.
Il lumino le arde in viso
come lampada di chiesa.
Coi suoi doni mamma è scesa.

La Befana alla finestra
sente e vede, e s’allontana.
Passa con la tramontana,
passa per la via maestra,
trema ogni uscio, ogni finestra.

E che c’è nel casolare?
un sospiro lungo e fioco.
Qualche lucciola di fuoco
brilla ancor nel focolare.
Ma che c’è nel casolare?

Guarda e guarda… tre strapunti
con tre bimbi a nanna, buoni.
Tra le ceneri e i carboni
c’è tre zoccoli consunti.
Oh! tre scarpe e tre strapunti…

E la mamma veglia e fila
sospirando e singhiozzando,
e rimira a quando a quando
oh! quei tre zoccoli in fila…
Veglia e piange, piange e fila.

La Befana vede e sente;
fugge al monte, ch’è l’aurora.
Quella mamma piange ancora
su quei bimbi senza niente.
La Befana vede e sente.

La Befana sta sul monte.
Ciò che vede è ciò che vide:
c’è chi piange, c’è chi ride:
essa ha nuvoli alla fronte,
mentre sta sul bianco monte.

G. Pascoli, Castelvecchio 1987

Auguri a tutti da Maghetta.

befana

NELLA NOTTE DI HALLOWEN di Marisa Dedej

di maghetta - 11 Novembre 2007

Nella notte di Halloween molti bambini si divertono a travestirsi e a giocare. Per alcuni è una notte come tante, ma per altri, come è successo ad un gruppo di ragazzini di una città del Texas, si può trasformare in una notte terribile.
Erano in cinque, avevano meno di sette anni ed erano alti poco più di cinquanta centimetri. Avevano deciso di indossare il costume di Cat-woman e bassi com’erano sembravano davvero dei piccoli gatti neri e spaventosi. Decisero di fare un giro nei quartieri bui e stretti della città, così avrebbero bussato alle porte per un “dolcetto o scherzettoâ€!
Fino alle ventidue e trenta per i ragazzini andò tutto bene, si divertivano tantissimo con coloro che aprivano loro la porta, con quelli che non aprivano invece si arrabbiavano e si allontanavano a testa in giù dicendo qualche parola non adatta alla loro età.
Passando per una strada molto buia videro due uomini alti quasi due metri: data la loro altezza il collo dei ragazzini cominciò a fare male e così abbassarono la testa. I due uomini, vedendo solo le orecchie e la coda, pensarono che fossero davvero dei gatti neri e malvagi. Quando si avvicinarono di più ai gatti e li trovarono proprio davanti ai propri piedi, li presero e li gettarono in un cassonetto delle immondizie.
Per loro sfortuna il cassonetto non era riempito neanche a metà. Gli uomini si allontanarono dicendo che i gatti neri non portano bene, i ragazzini invece cominciarono a chiamare aiuto, ma piccoli com’erano e con la voce bassa che avevano, non li sentiva nessuno. Provarono ad uscire salendo uno sopra l’altro, ma la loro altezza non permetteva una cosa del genere.
Nonostante numerosi tentativi non riuscirono a uscire ed erano stanchi, cosi decisero di sedersi e aspettare che qualcuno li cercasse. Niente da fare! Per due giorni nessuno passò da quelle parti. Avevano perso la voce e non riuscivano più a chiedere aiuto, avevano fame ed erano sporchi.
Il cassonetto cominciava ad avere un odore terribile, ma loro non avevano perso le speranze, continuavano a dire che prima o poi qualcuno sarebbe venuto a salvarli……
Verso le ventitrè del terzo giorno fuori dal cassonetto dell’immondizia sentirono dei rumori di bottiglie vuote che venivano spostate con i piedi. La voce di solo due ragazzini era tornata, così cominciarono a gridare aiuto. Ma appena alzarono la testa si convinsero che per loro non c’era più speranza. Quattro cani avevano accerchiato il cassonetto. Tre di loro si buttarono dentro, mentre uno sorvegliava nel caso che fosse arrivato qualcuno, ma anche lui ebbe la sua parte: un gatto intero e due cosce.

Nevicata

di maghetta - 10 Novembre 2007

E’ davvero triste. Ci eravamo abituati alle belle giornate d’autunno, alle temperature miti, al sole che ancora ci riscaldava nonostante andasse comunque a dormire troppo presto.
E ora, proprio nell’estate di San Martino, è arrivata la neve.
Il paesaggio si è coperto di una spessa coltre bianca e i rumori giungono ovattati alle nostre orecchie.
Ci si sente più soli nelle sere d’inverno!

10 novembre 2007

NELLA NOTTE DI HALLOWEEN di Edona Gashi

di maghetta - 10 Novembre 2007

Era la sera di Halloween…. io e le mie amiche avevamo deciso di restare a casa a vedere un bel film, perchè ci sembrava da bambini uscire la notte di Halloween.
Eravamo a casa di Sara, una delle mie migliori amiche, c’era anche Alessia, che noi chiamiamo Ale, e poi c’ero anche io, Laura. Siamo migliore amiche da tantissimo tempo, siamo diverse tra noi, ma andiamo ugualmente d’accordo. I genitori di Sara quella sera erano andati via e la figlia più piccola andò con loro. Avevamo deciso di guardare un film romantico, perchè a loro due piace tanto, ma io avevo proposto di vedere un film horror, vista anche l’occasione. Finalmente dopo tante discussioni vinsi io e guardammo un film horror. Improvvisamente, durante la scena più spaventosa del film, le porte di tutta la casa cigolavano molto forte, aprendosi e chiudendosi lentamente. Tutte e tre spaventate ci chiudemmo a chiave in salotto, ma anche quella porta si aprì da sola. Pensammo che potesse essere uno scherzo di qualche nostro compagno, allora andammo a vedere chi poteva esserci dietro a questo scherzo di cattivo gusto ma…in casa non c’era nessuno, a parte noi. Il mio cuore, quello di Sara e di Ale stava battendo a mille e come se non bastasse andò via anche la luce, ma poi, per fortuna, ritornò subito. Eravamo molto spaventate e salimmo al piano di sopra e ci chiudemmo nella camera di Sara, che ci sembrava la più sicura in quel momento. Le porte avevano smesso di aprirsi e chiudersi. Quando tutto sembrava fosse ritornato alla normalità, cercammo il telefono di casa per chiamare qualcuno, ma la linea telefonica non c’era. Allora di corsa provammo a uscire di casa, ma la porta d’ingresso era chiusa a chiave: eravamo intrappolate in una casa enorme ed era quello che ci preoccupava. Non sapevamo cosa fare, eravamo spaventate a morte e cercavamo una spiegazione a quello che era successo. Io presi il controllo, tranquillizzai le mie amiche e dissi loro che dovevamo cercare aiuto. Provammo di tutto, i cellulari erano spariti e le finestre sembravano bloccate e mancava anche la linea per internet. Stavamo sempre unite per evitare di perdere una compagna, ci sedemmo in salotto ritenendoci fortunate che la luce ci fosse ancora, ma ancor prima di finire queste parole ecco che la luce se ne andò di nuovo, ma questa non tornò più. Allora in mezzo al buio assoluto cercammo delle torce, che sembravano sparite, ma finalmente, dopo molti tentativi, le trovammo. Subito dopo sentimmo dei passi provenire dal piano di sopra. Eravamo spaventate e riuscivamo a stento a respirare . Dopo aver preso molto coraggio decidemmo di andare a vedere da dove provenivano quei rumori. Salite le scale lanciammo un urlo dopo aver visto alcune persone che zoppicavano, con le braccia in avanti, gli occhi rossi e piene di sangue.
Erano zombie e facevano molta paura, con le urla che rimbombavano nella casa scendemmo di corsa al piano di sotto e prese dal panico cademmo per le scale, ma per fortuna senza riportare lesioni gravi. Appena preso fiato ci guardammo intorno e vedemmo che eravamo circondate da quei mostri spaventosi. La mia amica Sara ci disse che c’era una cantina in quella casa e c’era un passaggio segreto per raggiungerla. Così decidemmo di andarci anche perchè era la nostra unica speranza. Andammo in camera sua, sotto il tappeto c’era una botola. La aprimmo e scendemmo giù per delle vecchissime scale di legno, che pensavo sarebbero crollate molto presto. Chiusa bene la botola sopra di noi e anche la porta della camera, accendemmo una torcia. Quel posto incuteva ancora più paura degli zombie, ma almeno era un posto sicuro. Era pieno di ragnatele, probabilmente nessuno vi era entrato da almeno cinquecento anni. Sara ci raccontò che aveva scoperto quel passaggio un giorno, per caso. C’era un odore ripugnante decisi di andare in esplorazione nella speranza di trovare qualche via d’uscita e le mie amiche vennero con me. Appena voltate le spalle vedemmo degli scheletri, Ale stava per lanciare un urlo, ma la fermai dicendo che non dovevamo fare rumore altrimenti gli zombie ci avrebbero sentito e ci avrebbero catturato. Ci riprendemmo dallo shock e continuammo il nostro cammino. Era molto umido e questo significava che doveva entrare dell’aria da qualche parte. In una delle pareti c’era una quadro enorme e questo mi insospettì molto. Lo spostai e dietro ad esso c’era un tunnel da cui sembrava provenire aria. Sentimmo dei colpi provenire dalla botola da cui eravamo scese, erano sicuramente gli zombie che stavano per scendere così decidemmo di entrare nel tunnel. Cercammo di riemettere il quadro al suo posto meglio possibile per non insospettire gli zombie. Cominciammo a correre e finalmente, in lontananza, si vedeva una luce fioca che si faceva sempre più forte man mano che correvamo. Era sicuramente l’uscita ed eravamo così felici e sollevate. Avevamo quasi raggiunto la luce quando improvvisamente… sentì la sveglia suonare, mi svegliai e capì che era stato tutto un brutto incubo. Un incubo molto strano perchè quando lo raccontai alle mie amiche loro mi dissero che avevano fatto lo stesso identico incubo. Da allora la notte di Halloween preferisco stare a casa, ma con un adulto vicino….

La notte di Halloween di Francesco Lisi

di maghetta - 10 Novembre 2007

Era una notte buia e nebbiosa ed io e alcuni amici stavamo camminando per la città semideserta. L’atmosfera era lugubre ed era la notte di Halloween.
Ad un tratto avvertimmo uno strano rumore provenire alle nostre spalle, simile al fruscio di un mantello. “Cos’è?†chiese Kevin, mentre Alex si preparava a correre. “Niente – rispose Matteo – sarà stato un gattoâ€, ma tutti sapevamo che non era così… Continuammo per la nostra via e in men che non si dica arrivammo al cimitero, un posto davvero indicato per ricevere una buona scarica di adrenalina durante la notte di Halloween. Infatti non eravamo i soli ad essere lì.
Appena fummo entrati sentimmo ancora quel rumore provenire dal tetto della chiesa. Io guardai in su (probabilmente ero l’unico ad essermene accorto) e vidi una specie di animale volare dalla chiesa a un’altra casa. Mi girai terrorizzato verso gli altri, che non si erano accorti di niente.
Continuammo la nostra camminata tra le lapidi dei morti, pace all’anima loro, e posammo dei fiori su quelle dei parenti dei miei amici.
Ad un tratto sentimmo un suono agghiacciante provenire da una tomba vicina a noi e vedemmo un’ombra oltrepassarci velocemente. Ci girammo appena in tempo per veder il braccio di Alex mozzato da… uno scheletro armato di un pugnale!!
Alex emise delle urla spaventose, mentre il sangue gli colava impietosamente dal mozzicone di carne che un tempo attaccava il suo braccio alla sua spalla, prima di ricevere il colpo fatale, una pugnalata in un occhio. Quando estraemmo il pugnale poi, l’occhio ci rimase attaccato e Alex ebbe solo qualche attimo per provare il più lancinante dei dolori, prima di spirare con un lento e sommesso sospiro.
Io e gli altri superstiti prendemmo le nostre mitragliette e cominciammo a sparare all’impazzata contro gli scheletri, ai quali si stavano aggiungendo anche delle mummie (ma da dove diavolo venivano???), mentre un gruppo di queste stavano attaccando alcuni ragazzi tedeschi. Le urla erano strazianti e il sangue scorreva abbondante dalle loro teste tagliate.
Noi continuammo a sparare come dei forsennati, ma ci accorgemmo che gli scheletri e le mummie continuavano ad aumentare, quindi prendemmo il nostro bazooka e inserimmo un missile. Intanto da dietro stava arrivando uno zombie… Noi mirammo agli scheletri e, mentre lo zombie stava per attaccarci alle spalle, sparammo.
Il missile causò un cratere di 5 metri di diametro, disintegrando molti scheletri e mummie e lo zombie fu sbalzato a 20 metri di distanza, a causa del getto emesso dal retro del bazooka. Ciononostante arrivavano altri gruppi di mummie e scheletri. Noi continuammo a sparare missili a tutto spiano e vedevamo gli scheletri e le mummie ridursi in numero.
Dopo qualche altro minuto di questa scena finimmo i missili, ma i morti viventi erano completamente disintegrati.
Se credete che io dica qualche altra parola per porre fine al racconto, vi sbagliate di grosso, perché proprio a questo punto, quando noi eravamo sicuri di aver salvato la pelle, cominciò il dramma, e noi rischiammo di venire sopraffatti.
Si udì, infatti, di nuovo quel rumore, solo che era molto più forte. Noi ci girammo atterriti e vedemmo una schiera di vampiri venire verso di noi, bramosi di sangue. Riprendemmo le nostre mitragliette e cercammo di sparare, ma ci accorgemmo che erano scariche e le munizioni erano finite. C’era solo una cosa da fare…
Tre lime di luce, verde per me e azzurre per Matteo e Kevin, scaturirono dai manici delle nostre spade laser, le armi degli Jedi, le NOSTRE armi.
Cominciammo a combattere con stile impeccabile, intanto alcuni vampiri si stavano dirigendosi verso un gruppo di bambine di 11 anni, che si erano nascoste atterrite dietro alcune lapidi. I vampiri risero sadicamente e si divertirono a staccare le gambe e le braccia di queste bambine, poi con le loro ossa giocarono a shangai. Le bambine, private delle proprie membra, furono lasciate dove erano state trovate, a impazzire di dolore e a grondare sangue in modo stupefacente e disgustoso. Poi i vampiri che giocavano a shangai presero dei bicchieri e andarono a raccogliere il sangue di queste bambine, che nel frattempo erano diventate bianche come lenzuola.
Noi, intanto, continuavamo a combattere con uno stile degno di una medaglia d’oro al valore degli Jedi, nonostante questo non riuscivamo ad ammazzare tanti vampiri quanto necessario: dopotutto eravamo rimasti in tre e le nostre speranze di sopravvivenza diminuivano a ogni attimo che passava. Intanto il corpo di Alex cominciava a marcire e a puzzare in modo orrendo.
Quando stavamo per venire sopraffatti, udimmo un fischio, poi si verificò una gigantesca esplosione, proprio dove c’era il gruppo più numeroso di vampiri. Noi guardammo in alto e vedemmo un bombardiere con le insegne dell’aeronautica militare italiana, avvisato da un soldato di passaggio che aveva assistito all’arrivo dei vampiri, sorvolare il cimitero, seguito da altri Furono sufficienti 10 minuti di bombardamento per sopraffare totalmente i vampiri.
Sì, finalmente ce l’avevamo fatta.
Noi tornammo a casa e andammo a letto a cercare di riposare, anche se nessuno riuscì a dormire, scosso dagli eventi di quella sera. L’indomani i titoli dei giornali parlarono solo di noi e fummo insigniti della medaglia d’oro al valore degli Jedi, per la tenacia e la freddezza che avevamo tenuto in combattimento e davanti alla perdita di un compagno.

NELLA NOTTE DI HALLOWEEN di Alex Grassi

di maghetta - 5 Novembre 2007

Nella notte di Halloween del 2010 la luna illuminava con la sua fioca luce quell’oscura serata.
Erano le due e mezzo quando James stava ritornando a casa dalla festa che si era tenuta in discoteca.
Camminava velocemente, era stanco morto e non vedeva l’ora di gettarsi nel caldo letto di casa sua.
Ma prima doveva subire le solite urla di sua madre. Il coprifuoco che la madre gli aveva dato era non più tardi delle due, altrimenti avrebbe passato la domenica a lavare i pavimenti di casa.
James era un ragazzo sveglio, onesto e sincero con tutti. Era un ragazzo modello, vista l’epoca in cui viveva, piena di alcool e droga. Aveva i capelli di un nero luminoso, gli occhi azzurri ed era molto gracile. Per la sua età era alto, anche se era tra i più bassi della classe. La sua classe era formata da una decina di giovani sedicenni, tutti sopra il metro e novanta. Lui superava di poco il metro e settantacinque.
In quella gelida notte autunnale James stava tornando a casa da solo. I suoi occhi luminosi si notavano anche ad un centinaio di metri di distanza. Ma ad un tratto un terribile urlo squarciò l’aria. James confuso si voltò. Non credeva a quello che si parava davanti ai suoi occhi. Un bambino di circa cinque anni veniva scaraventato giù dalla scalinata di casa sua. L’aria ghiacciò i polmoni di James. Non osò respirare, né tantomeno muoversi. Una specie di morto vivente avanzava barcollando. James si mise a correre più veloce che poteva. Lui non era veloce, ma era molto resistente. I suoi amici lo paragonavano ad un struzzo, perchè era magro ma estremamente rapido. Si infiltrò in un bosco due chilometri più in là. Ora era al sicuro. James aveva però perso il senso dell’orientamento.
Il bosco era fittissimo, illuminato qua e là dalla timida luna. Regnava il silenzio assoluto. James fece un passo in avanti, cautamente. Un forte rumore lo fece sobbalzare e cadere sul posto. Un cervo si ergeva su un tronco rotto ad una cinquantina di metri da lui. James si alzò e si nascose dietro un albero nella speranza di non essere visto. I forti bramiti del cervo attirarono numerose creature, quasi fosse un richiamo. James salì su un albero alto e dal tronco robusto, un abete rosso. Giunto a metà rischiò quasi di cadere, a causa di un ramo che stava per spezzarsi. Attese alcuni minuti.
Le creature del bosco si celavano dietro agli alberi e i loro occhi e sospiri animavano la quiete del bosco. Tutto d’un colpo si zittirono e si fermarono. Silenzio di tomba. James tese l’orecchio per captare anche il minimo rumore. In quell’istante uno scoiattolo gli saltò in testa e iniziò a strappargli i capelli a morsi. James urlava e tentava di strozzarlo con le mani. Un fragore scosse l’aria. Lo scoiattolo scappò. Il rumore era terribile e vicino, fin troppo. Il morto vivente era sotto il suo albero e impugnava una motosega che faceva un gran baccano. James urlò dal terrore e rischiò di cadere.
Il morto vivente iniziò lentamente a segare il gigantesco albero sul quale era nascosto.
James doveva trovare un modo per salvarsi , ma quando si è presi dalla paura è difficile riuscire a pensare. Rifletté attentamente. Una luce si accese nella sua testa: aveva trovato un’idea per perdere tempo.
Doveva però salire in cima all’albero, che era molto alto, prima che il mostro riuscisse a tagliarlo:
cominciò ad arrampicarsi, combattendo contro le vertigini. Arrivato in cima, prese fiato e decise di mettere in atto il suo piano. Doveva saltare su un altro albero. “Non guardare giù†pensò tra sè e sè. L’albero vacillò per alcuni secondi e James capì che doveva saltare. Chiuse gli occhi e si gettò in avanti. Si appese saldamente con entrambe le mani ad un ramo dell’albero vicino. Il ramo si piegò e con un sonoro crac si ruppe. James cadde da un’altezza relativamente alta. Batté il capo e svenne di colpo. Quando si svegliò era in un posto a lui sconosciuto. Una luce fioca attraversava la stanza, ma appena si girò capì che era in una cripta. Fu pervaso dall’orrore alla vista di putridi cadaveri che si animavano in una discussione. Urlavano e sembrava che gli occhi cadessero dai loro volti. Due morti viventi discutevano davanti a una donna dai capelli grigi e dal volto rugoso e scheletrico. Vicino a loro c’era un bambino, di circa tre anni, morto. Era disteso vicino ai due zombie ed il suo volto era indistinguibile, ricoperto dal sangue ormai coagulato. Lo avevano sgozzato. James si alzò e di soppiatto guardò in faccia il povero bambino: emise un urlo acuto, carico di terrore e disperazione. Era il suo fratello più piccolo, il povero Jimmy. “Non è vero, non può essere!†penso tra sè e sè. Ma l’immagine del povero piccolo gli faceva sempre più pensare che era realtà. I due morti viventi si girarono e uno dei due disse con voce roca: “Ciao James. So che non ci hai mai conosciuto, ma siamo i tuoi nonni. Siamo tornati sulla Terra per venirti a prendere. Tuo fratello è già nell’aldilà con noi e anche tu ci seguirai.â€
“NOOOOOOO!!!!!! - urlò la donna zombie - é un ragazzo, non potete farlo!â€.
James non aveva via di scampo, doveva reagire.
“Perchè volete uccidermi? Perchè avete sgozzato mio fratello?†sbraitò James con la bava alla bocca.
“Questa cripta deve essere riempita stanotte, o tutta la tua famiglia morirà. James, sei colpito dalla maledizione fin dalla nascita!â€. disse uno dei due.
“O te e tuo fratello, o tutta la famiglia!†rispose l’altro.
Leggi qua disse l’uomo. James lesse e sulla cripta era incisa una poesia.

Nella notte delle zucche
in dieci anni la cripta sarà riempita
né di torte né di mucche
ma di sangue sarà invaghita

Teneri figliocci
verrano fatti a cocci
e di liquido il calice
verrà riempito del salice
piangente e morente…

“Il sangue deve essere versato stanotte, capisci?â€
“Aspettate†disse James.
Rilesse le ultime due frasi e finalmente capì.
“Nel calice devono essere versate tante lacrime per riempirlo. Non serve il sangue! Avete ucciso mio fratello per niente!â€
I due si guardarono ed estrassero un pugnale.
“Hai ragione. Ma per le lacrime ci sarà tempo dopo. Prima bisogna procurarsi le lacrime. Ci penseranno i tuoi genitori a riempirlo per una buona causa. Ora ti caverò il cuore dal petto, perciò stai calmo e non ti muovereâ€.

James afferrò un sasso, e lo scagliò contro il mostro. Quest’ultimo rise.
“Sono già morto caro James! E presto lo sarai anche tu!†sghignazzò il mostro con il pugnale.
“Ora devi morire!!!! Come il tuo caro fratellino Jimmy!!!!†urlò adirato il mostro.
“Noooooo!!!!! Lasciami stare!!!!!†gridò James.
“Sto perdendo la pazienza James!!!! Ora basta, facciamola finita!!!!†disse sempre più adirato il suo nonno mostro.
Il ragazzo era chiuso in un angolo, senza via di scampo. I ragni gli salivano su per le gambe ed il mostro era ormai a pochi passi. Il cadavere di Jimmy era proprio davanti a James. Se doveva morire voleva farlo vicino al suo fratellino. L’altro mostro accese la motosega. Ormai era finita.
Il pugnale del mostro trafisse il petto di James e l’ultima sensazione che questo sentì fu il rumore di una motosega. Di botto si risvegliò. Era svenuto davanti a casa sua, ed era ancora notte. Era confuso, pensò di essere morto. Corse in casa e vide che il suo fratellino dormiva beatamente nel suo lettino.
Non era successo nulla, erano tutti vivi. Ma ora gli girava la testa e voleva andare a letto a dormire.
Era stato solo un incubo.

ALEX GRASSI

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