Qualche giorno fa, un mercoledì assolato e irrequieto, un mio giovane amico e scrittore ebbe una esperienza che si può definire con molti aggettivi, anche simultaneamente: buffa, significativa, drammatica, rivelatoria, risibile. Si trovava in via Veneto e notò un assembramento attorno ad un’edicola: volti attenti, perplessi, tesi. Si avvicinò e vide quel che gli altri vedevano, lesse quel che tutti leggevano…
Era appena tornato da un lungo viaggio e non sapeva nulla di tutto ciò che era accaduto in quei giorni. Quando prese il giornale in mano, per leggere la notizia del giorno, rimase stupito ma anche impaurito. In prima pagina, a caratteri cubitali, c’era scritto: “ Omicidio in via Garibaldi 15, non si conosce ancora l’identità della vittima, si presume che sia morta questa mattina verso le ore 10:00 infatti…â€. Era la casa del mio amico che, neanche il tempo di finire di leggere l’articolo, si diresse verso di essa. La casa era circondata dalla polizia, che probabilmente era lì da quando era stato trovato il cadavere. Cercò di entrare, ma non ci riuscì finché non disse che era il proprietario della casa. Gli dissero che la vittima era una donna sulla quarantina, ma che non si sapeva nient’altro, né chi fosse, né cosa facesse in casa sua. Gli chiesero se conosceva la vittima, ma lui non aveva mai visto quella donna in vita sua. La polizia l’avevano chiamata i vicini, che avevano sentito degli strani rumore provenire dalla casa e sapevano che il loro vicino era in viaggio per lavoro. Il mio amico Giorgio era molto spaventato, anche perché queste cose non capitano tutti i giorni. Era molto curioso di sapere chi fosse quella donna e cosa ci faceva in casa sua.
La polizia decise di mettere tra gli indagati Giorgio, perché era tornato quella mattina verso le 07:00 e quindi, secondo loro, avrebbe avuto l’opportunità di uccidere la vittima, anche se lui diceva che quella mattina non era ancora andato a casa e infatti aveva ancora i bagagli con sè.
Giorgio aveva avuto un giorno da dimenticare, non capiva più nulla, era appena tornato dal lavoro ed era stato accusato di omicidio.
Non c’era nessun testimone, nonostante la vittima fosse stata uccisa da un colpo di pistola. Era proprio disperato e io decisi di aiutarlo. Ma la situazione si aggravò ancora di più quando un vicino di casa disse alla polizia che quella mattina aveva sentito un litigio provenire dalla casa di Giorgio e che subito dopo c’era stato uno sparo. Come se non bastasse disse anche che aveva visto quella donna in compagnia di Giorgio prima che lui partisse per lavoro. Allora la situazione era diventata molto critica. L’intera città era sotto shock, perché tutti conoscevano Giorgio e non pensavano che avrebbe potuto fare una cosa del genere. In una città piccola come la nostra è difficile nascondere le cose: ovunque andavi sentivi parlare solo di questo, nient’altro che di questo. C’era chi diceva che Giorgio era innocente, chi diceva che era colpevole, ma nessuno lo conosce meglio di me e io ero sicuro al cento per cento che lui non aveva ucciso quella donna, per questo dovevo aiutarlo.
La prima cosa da capire era chi fosse quella donna e se aveva mai avuto a che fare con Giorgio. Dopo vari tentativi ottenni alcune informazioni dalla polizia: mi dissero di aver scoperto che la donna si chiamava Alessandra Rossi e che si era appena trasferita nella nostra città in cerca di lavoro. Avrebbe dovuto avere un colloquio di lavoro proprio quella mattina, ma non si era mai presentata all’appuntamento. A quel punto le domande sorgevano spontanee : “Cosa ci faceva proprio a casa di Giorgio e chi avrebbe avuto motivo di ucciderla?†A quel punto decisi di andare a chiedere informazioni ai vicini. Uno di essi mi disse che aveva visto quella donna in casa di Giorgio prima che lui partisse per il viaggio, poi di aver sentito, la mattina dell’omicidio, un litigio tra un uomo e una donna; disse anche che era sicuro di aver visto un uomo sparare alla vittima. Purtroppo questa dichiarazione andava contro il mio amico perché lui possedeva una pistola, che però non era stata ancora ritrovata. Io ero sicuro che non fosse stato lui e dovevo continuare a indagare. Andando a trovare Giorgio scoprii che con quel vicino non erano mai andati d’accordo, perché si lamentava sempre di tutto e litigavano in continuazione. Per esempio si lamentava per il cane che abbaiava di notte oppure perché faceva troppo rumore quando aveva ospiti, insomma, per motivi molto banali. Un’altra cosa molto strana fu che la ex moglie di Giorgio era in città proprio in quei giorni. Era una bella donna, bionda, alta, occhi azzurri e molto simpatica, mentre Giorgio era un uomo un po’ più vecchio di lei, moro, occhi scuri, ma una persona con un grande cuore e aveva sempre tanta pazienza. Giorgio e lei si erano separati pochi mesi prima, dopo due anni di matrimonio e lei lo odiava veramente perché pensava che lui l’avesse tradita (cosa che non era mai accaduta). Dopo il divorzio lei se ne era andata via, trasferendosi da sua sorella e da allora non era mai tornata nella nostra città . Stranamente era lì, proprio mentre stavano accadendo quelle cose molto strane. Un giorno la incontrai per caso e mi disse che era tornata per prendere le ultime cose che aveva lasciato da Giorgio. Quando le riferii la brutta notizia, le dissi di quello che era successo a Giorgio, lei non sembrava molto disperata, anzi, sembrava che le andasse bene. Andai a trovare Giorgio e gli dissi che sua moglie era in città e lui ne fu contento, la amava ancora molto, anche se non aveva potuto fare nulla per salvare il loro matrimonio.
Tornando alle indagini, adesso la cosa da fare era trovare l’arma del delitto. Passarono giorni e giorni, ma non riuscii a trovare nulla. Così un giorno incontrai un giovane ragazzo, di cui diventai molto amico. Era un bel ragazzo, sulla ventina, molto simpatico e deciso, era poco più alto di me, con capelli e occhi scuri, assomigliava molto a Giorgio. Dopo poco decisi di raccontargli della situazione di Giorgio e gli chiesi aiuto per le indagini, e lui accettò volentieri. Ero contento di avere un amico che mi aiutasse. Una volta rimasi per pochi minuti da solo a casa sua e trovai per caso in un cassetto una pistola che sembrava identica a quella di Giorgio. La cosa mi incuriosì molto, così decisi di controllare se a suo nome era registrata qualche pistola, ma il risultato fu negativo. Gli chiesi se voleva incontrare Giorgio, ma si rifiutò con un comportamento molto strano. Feci vedere a Giorgio una foto di questo mio nuovo amico e, dopo averla vista, egli rimase impietrito, senza parole e diventò pallido. Dopo vari minuti mi disse: “ Questo è mio fratello!!!!!!!â€. A quel punto capii tutto. Corsi a casa da lui: non c’era. Non sapevo dove cercarlo, sembrava fosse sparito dalla città . Girando l’angolo lo vidi che correva in direzione dell’aeroporto con una piccola valigia in mano. Lo seguii e intanto chiamai la polizia. Lo prendemmo in tempo, perché se fosse riuscito a prendere l’aereo credo che sarebbe stato difficile ritrovarlo. All’inizio non volle dire nulla, ma poi confessò tutto. C’erano anche le sue impronte sulla pistola che era di Giorgio, impronte che lo incolpavano senza ombra di dubbio. Ero curioso di sapere perché avesse ucciso proprio quella donna e lui rispose: “ Ho preso due piccioni con una fava!!!â€. Raccontò tutto, disse che era una sua collega di lavoro che aveva ottenuto una promozione che doveva essere sua, e per quello aveva deciso di ucciderla. Come se non bastasse odiava Giorgio perché aveva sempre invidiato la vita che conduceva, il suo lavoro, i suoi amici, tutto, e così aveva deciso di sfruttare l’occasione per incastrare suo fratello.
Sono contento che questa situazione sia finita. Troppe cose sono successe in così poco tempo, non ce la facevo più.