Visita guidata alla Loacker
di maghetta
Questa visita è stata organizzata dal Professor Coletta Vito e dal Professor Bonelli Salvatore per mostrare le caratteristiche e le varie fasi del lavoro che si svolge in un’impresa industriale. Le classi coinvolte in questo progetto erano la II BUS, la I TPS e la II TPS indirizzo Linguistico Aziendale dell’Istituto Pluricomprensivo di Vipiteno. La partenza era prevista dalla stazione di Vipiteno per le 7:50 del 28 febbraio 2008, ma per un ritardo del treno regionale siamo arrivati con circa dieci minuti di ritardo. Arrivati alla stazione di Bolzano ci siamo subito diretti verso la fermata del bus per Renon e in fretta siamo riusciti a salire. Tra prati e tornanti il viaggio per Renon è proseguito piuttosto velocemente ed è stato particolarmente divertente. La fermata del bus era proprio davanti alla fabbrica della Loacker. Non particolarmente comoda dal punto di vista dei collegamenti, la sede è raggiungibile con un po’ di difficoltà dai mezzi pubblici. Scesi, abbiamo cominciato a guardarci intorno e ad osservare quella grande azienda; un cancello automatico di ferro e un tornello dal quale entrare, peccato che il grande logo fosse sul lato posteriore dell’azienda e quindi non visibile dall’entrata principale.
Il paesaggio era particolarmente affascinante, distese e distese di prati verdi e un’aria sana; al di là dell’entrata principale la bellissima montagna dello Sciliar, che rappresenta anche il logo della Loacker. Davanti al cancello c’era una signora responsabile delle visite guidate, che ci ha fatto entrare all’interno del piazzale.
All’interno dello stabilimento, come prima cosa, abbiamo dovuto indossare dei camici e delle cuffiette per l’igiene. Come introduzione, la guida ci ha detto che la Loacker è un’impresa a gestione familiare, che si è ingrandita con il tempo, e al momento la direzione è in mano alla quarta generazione. Lo stabilimento principale della ditta ha sede ad Auna di Sotto (BZ) e conta circa 260 dipendenti. Con il passare del tempo l’impresa si è ingrandita e, attualmente, ha succursali a Milano, a Bolzano e in Austria.
Come ditta hanno vinto anche due premi di qualità, uno dei quali è di notevole importanza, infatti sono solo due le aziende italiane che lo hanno ricevuto: l’altra è la Ferrero.
Di norma i dipendenti lavorano dal lunedì al venerdì su 3 turni di 8 ore; nei periodi di maggior richiesta capita che, per soddisfare la maggiore richiesta, gli operai debbano lavorare anche di sabato e domenica.
La ditta commercializza anche prodotti “concorrenti”: cioccolata della Ritter Sport, Mozartkugeln ad esempio, questo consente di allargare l’offerta di prodotti e di ampliare la propria clientela.
Prima di entrare nella fabbrica siamo dovuti salire su una macchina che ci ha disinfettato le suole delle scarpe e le mani. Appena entrati siamo stati investiti dal profumo dei biscotti appena fatti e assordati dal rumore delle macchine.
Abbiamo visto nel dettaglio tutte le fasi di produzione dei wafer e delle tortine, la guida ci ha spiegato da dove venivano i prodotti, soprattutto dal territorio italiano, e ci ha spiegato che nel passato si sono cercate materie prime alternative, per un maggior risparmio sui costi, ma la qualità non era confacente all’elevato standard da loro richiesto.
Come seconda tappa siamo passati alle varie fasi dell’imballaggio dei prodotti. Ci sono 3 passaggi: prima di tutto i prodotti vengono impacchettati singolarmente, poi vengono messi nelle scatole nelle quali li si trova nei negozi. Alla fine delle varie fasi, i diversi prodotti vengono spediti in tutti i continenti. Ad esempio abbiamo visto che una partita era in partenza per le Filippine.
Durante la visita abbiamo avuto la possibilità di assaggiare le tortine, i biscotti e le cialde appena fatti. Ci hanno anche spiegato quanto tempo occorre per la produzione di un singolo articolo, sfortunatamente non siamo potuti andare nella parte degli uffici e nei laboratori, perché non vogliono svelare “tutti i segreti del mestiere” (evitare lo spionaggio industriale).
Accanto ai normali settori esiste un intero reparto che si occupa della manutenzione dei macchinari. In questo contesto per gli stage vengono assunti dei giovani che, a volte, continuano a lavorare anche dopo il periodo di prova.
Girando per l’impianto, siamo passati vicino ai forni, ce n’erano sette, e abbiamo saputo che il calore in eccesso viene utilizzato per riscaldare tutto l’edificio: in questi forni molto potenti, per cuocere le cialde, bastano solo 90 secondi a 170°C.
Prima di passare in un altro settore, la guida avrebbe voluto farci vedere come le macchine dispongono i biscotti nelle confezioni, ma i macchinari erano fermi.
Nonostante sia ormai tutto meccanizzato, c’è ancora una forte presenza umana addetta al controllo di tutto, perché se capita che un prodotto si inceppa, la produzione si blocca.
Alla fine della visita la guida ci ha offerto una confezione omaggio. Vedendo la mensa aziendale, avremmo tanto voluto fermarci, ma vista l’ora (le 11:00) non ci è parso il caso, anche se l’odore era molto invitante.
Questa ditta è un enorme vanto della nostra regione, perché porta in tutto il mondo il nome la qualità e la precisione alto-atesiana.
I grafici hanno scelto come logo della società la catena dello Sciliar che si erge di fronte allo stabilimento. Per rendere più accattivante i wafer alla nocciola, il logo si è trasformato in una montagna di cioccolato.
Osservando i volti dei dipendenti, ci siamo accorti che, anche lavorando in un luogo dove tutti da piccoli sognavamo di lavorare, non sembrano essere molto felici.
Qualcuno di noi si sarebbe aspettato più assaggi durante la visita e meno da portare a casa; altri si aspettavano che ad accoglierci fosse uno degli esponenti principali della ditta. Qualcun altro si è stupito che siamo partiti dalla produzione per poi arrivare alla logistica e tornare alla produzione. Per la maggior parte di noi è stata un’esperienza positiva, anche se magari ci saremmo aspettati altro. L’opinione che ci accomuna tutti è che, per quanto è possibile, con rispetto parlando, non andremmo mai a lavorare in catena di produzione. I motivi che ci hanno spinto a pensarla così sono principalmente tre: l’espressione dei lavoratori, il rumore molto forte e la routine del lavoro.
La visita è risultata molto educativa e “gustosa”, infatti durante la visita ci sono stati offerti degli assaggi, decisamente buoni.
Abbiamo anche notato che la gente che abita a Renon è molto gentile e ospitale, dato che una signora ci ha visti mentre aspettavamo il bus seduti sul suo muretto e ci ha portato dei giornali su cui sederci.
Anche il viaggio di ritorno è risultato divertente, perché abbiamo avuto modo di chiacchierare insieme e mangiare Loacker.
Abbiamo notato aspetti salienti nel funzionamento di un’azienda, come ad esempio il fatto che hanno delle ditte che lavorano per loro, per il trasporto o la consegna delle materie prime.
Speriamo che i professori ci portino anche l’anno prossimo… e con questa speranza concludiamo che la visita è stata molto bella per tutti noi: i dolci erano buoni e l’accoglienza è stata amichevole e cordiale.
Un’esperienza decisamente “DOLCE”!!!
Giulia Alberti, Oleksandr Andreatta, Marika Bertoldi, Pasquale Diano,
Leila Gambarini, Valentina Gavasci, Marta Mannelli, Flavia Pacher