Morto inconsapevole
di oburi
Lo incuriosiva, secondo quanto raccontatomi, il fatto che tutti coloro che alle tre del pomeriggio si trovavano in quella piazzetta si fossero recati simultaneamente verso una piccola edicola. Forse era stato un grido del tabaccaio ad attirare la gente, e, molto probabilmente non era stato avvertito dal mio amico che è spesso preso a pensare un finale adatto al suo ultimo romanzo.
Si avvicinò con passo deciso, alzandosi ogni tre passi sulle punte dei piedi per osservare il fenomeno. Facendosi largo tra un gruppo di anziani pensionati accorsi dal bar più vicino si accorse che non si trattava d’ altro che di un giornale che andava a ruba. Pensava fosse il malessere di una vecchietta o uno scippo avvenuto fuori dal negozio ad attirare l’ attenzione di tutti, eppure, avvicinandosi, vide il suo nome scritto a caratteri cubitali in prima pagina, seguito dalla scritta “morto in incidente automobilistico. Feriti gravemente un uomo e la figlia.â€
Ovviamente fu preso da un disturbo che per poco non lo fece svenire.
Era venuto alla mia festa la sera prima, aveva bevuto qualche bicchiere di troppo forse, ma non era per niente malridotto.
Preso dal panico decise di dirigersi a casa mia e alla vista di due carabinieri si nascose, nel dubbio se costituirsi o meno: era una battaglia con la sua coscienza e, alla fine, l’ amore per la libertà vinse.
Stavo leggendo il giornale fumando un sigaro cubano, l’ ultimo per la precisione, quando sentii suonare il campanello che in quella tranquillità pareva la voce del male.
Aprendo la porta trovai il mio caro amico in lacrime e mi feci raccontare l’ accaduto. Lui era sicuro di non aver avuto alcun incidente e di non aver sbandato sulla corsia sinistra nel breve spazio che separa casa mia dalla sua. Io gli credevo con tutto me stesso e gli chiesi, come fosse una domanda rivolta a me, come sarebbe arrivato a casa dopo un incidente che per la stampa gli avrebbe tolto la vita.
Decidemmo di affrontare assieme questa drammatica storia e insistetti perchè rimanesse a casa mia per un po’, almeno fino a quando non avremmo deciso cosa fare.
La mattina successiva corsi a prendere il giornale locale e trovai la foto della macchina del mio vicino in fiamme. Corsi a casa Rossi per verificare. Mi accolse la moglie del vicino in modo sgarbato chiedendomi subito della natura della mia festa a cui solo il marito aveva partecipato.
“Compleanno†risposi rapidamente guardandomi attorno.
“Mio marito non c’ è†disse come se avesse intuito che cercavo lui,“è andato da sua sorella a Roma, mi annoio così tanto in sua assenza che non esco neanche a prendere il giornaleâ€. A quella affermazione sgranai gli occhi, “ Quindi non ha sentito dell’ incidente che è avvenuto qui in paese?â€
“ No, non ho saputo, è grave?â€chiese come se la cosa non la interessasse “ No, non tanto†mentii correndo fuori.
Il giornale sosteneva che il cadavere dell’ uomo fosse tanto bruciato da non rendere possibile l’esame del DNA; fortunatamente, dall’ esplosione del serbatoio, si era salvata la carta di identità .
Tutto ciò incriminava moralmente il mio amico che non faceva altro che spezzarsi il cuore osservando i passanti che passeggiando esprimevano i loro giudizi sul presunto morto.
Quel pazzo, decise di costituirsi, ma, quando si trovò seduto davanti al commissario dalle tasche posteriori dei suoi pantaloni cadde il portafogli: si girò per raccoglierlo e si accorse che non era il suo, bensì quello di Francesco Rossi, il mio vicino di casa.
Si chiarì così che il mio vicino, ubriaco, era salito sulla macchina sbagliata dopo aver preso per errore il portafogli di un altro. In stato di ebbrezza aveva sbandato ed era andato a schiantarsi contro una macchina che arrivava dalla corsia opposta.
Seguite le condoglianze alla famiglia del defunto, le forze dell’ordine si scusarono ufficialmente con il mio caro amico, che finalmente si riprese dal suo stato di depressione.