Concorso Follie e Folletti - Categoria Liceo
di Alex Grassi - 26 Giugno 2008 UNA NOTTE PARTICOLARE
di Alex Grassi
Era una notte fredda e buia, in cui la timida luna era oscurata dalle nuvole nere come la pece. Jack dormiva profondamente nel suo letto, immerso in sogni fantastici.
Stava attraversando un tunnel lunghissimo, fiocamente illuminato da luci tremolanti e deboli.
Jack era un bambino comune, che amava giocare con il Lego, giocare a calcio con gli amici sotto il sole cocente… Insomma gli piaceva fare tutto quello che facevano gli altri bambini della sua etĂ .
Ormai aveva 9 anni: mancavano poche ore al suo nono compleanno, poche ore al
31 Ottobre. Una data bizzarra per un compleanno, dato che si festeggia Halloween.
Ma lui era un bambino e non gli interessava nulla di quello che dicevano gli altri. In fondo non era colpa sua se era nato in quel giorno!
Ora il tunnel era sempre meno illuminato, fino a diventare buio pesto.
Stava scappando da qualcosa che non conosceva, un essere enorme e orrendo.
Quel tunnel non aveva fine, ormai era braccato dal mostro, sentiva il suo fetido alito sul collo.
Fu afferrato alle spalle, saldamente, dalla grande mano del mostro.
Aveva paura, tremava come una foglia in autunno.
Una leggera brezza gli accarezzava il viso, fresca e rilassante.
Una luce accecante, piĂą forte del sole gli fece aprire gli occhi…
Un botto tremendo lo svegliò…
La prima cosa che penso fu se il botto faceva parte del sogno o se fosse stato quello a svegliarlo, nella realtĂ .
Non osò muoversi per una decina di secondi. Era sudato fradicio, come se fosse stato immerso nell’acqua gelida.
Scostò lentamente le coperte, fradicie anch’esse di sudore.
Si sedette sul letto e guardò fuori dalla finestra, ammirando la tenue luce della luna semicoperta.
“E’ stato solo un sogno, niente di più” pensò tra sè e sè.
Mentre rimuginava su quello che era accaduto, un altro terribile botto gli bloccò il respiro in gola. Non era un sogno…
Quel rumore proveniva dal giardino, il suo giardino.
Corse nella camera da letto dei suoi genitori, urlando a squarciagola.
“Mamma, mamma, c’e’ qualcuno nel giardino!”
La madre lo seguì alla finestra.
Un altro botto terribile.
“Hai sentito? C’è’ qualcuno!” sbottò Jack.
“Sentito cosa?” chiese la madre incuriosita.
“Quel botto terribile, quel rumore!” sbraitò Jack.
“Dormi figliolo che ti farĂ bene! Non c’e’ nessun rumore!” disse la madre disperata.
Jack si infilò sotto le coperte, e la madre gliele rimboccò per bene.
Appena la madre uscì dalla porta, Jack si alzò e scrutò fuori dalla finestra.
Era convinto che lĂ fuori ci fosse qualcuno.
Si acquattò e scese le scale lentamente, scivolando sul morbido tappeto di casa.
Uscì dal retro della casa, che portava diretto al giardino.
Aprì lentamente la porta, che cigolò perchè mal lubrificata.
Si nascose dentro dei cespugli di rose, graffiandosi qua e lĂ con le spine.
Attese intrepido di scoprire che cosa o chi avesse provocato quel rumore.
Dopo una decina di minuti era diventato un ghiacciolo.
Si alzò nell’intento di tornare a letto, ma il solito botto lo arrestò nuovamente.
Si guardò attorno, e scorse una creatura alquanto piccola, esattamente la metà di lui. Compariva e scompariva a una decina di metri da Jack.
Jack lo guardò e disse:
“Ciao! Chi sei? Sei il figlio del giardiniere?” domandò Jack.
“ Sono un folletto dei boschi, vengo dal nord, dalle fredde montagne e mi sono smarrito. Sai per caso dirmi dove mi trovo?”
“ Wow!! Un folletto come quelli delle favole! Comunque so dove ti trovi. Ti trovi a casa mia!” rispose stupidamente Jack.
“ Questo l’avevo capito. In che cittĂ ?” disse il folletto.
“ Sei a Londra amico mio! Come ti chiami?” domandò Jack.
“ Sono conosciuto tra i folletti come Ronald Mangiacarote” affermò il piccolo.
“ Piacere mio! Se vuoi posso aiutarti a tornare a casa!”
“Si grazie!” ringraziò il folletto.
“Ok, ma i miei genitori…” disse Jack preoccupato.
“No, loro non possono vedermi, perchè solo i bambini possono” lo interruppe Ronald.
“Va bene! Allora… in marcia!” sussurrò Jack.
Durante il tragitto verso Nord parlarono di molte cose, tra cui le tradizioni popolari umane e quelle follette. Il piccolo Ronald scoppiò a ridere su parecchie cose tra le quali i soldi e il costo della vita.
“ Da noi non facciamo questo genere di cose, da noi non esistono i soldi per mangiare e bere, l’indispensabile per vivere è gratuito, solo chi vuole cose in piĂą paga. L’unica cosa che abbiamo in comune penso sia l’amicizia, un dono comune a molti nel nostro paese” esclamò trotterellando il folletto allegramente.
“ Potrò venire a trovarti un giorno?” chiese Jack con un pizzico di speranza.
“ Mi dispiace, solo i folletti possono entrare nei grandi regni sotterranei, dove la luce è oro, e l’oro è polvere. Le nostre gallerie pullulano di oro che illumina le nostre altrimenti buie gallerie. Ma anche nel nostro mondo c’e’ del male.
Le cavità più profonde della terra pullulano di orchi e goblin e mostruosi troll alti almeno dieci volte me e cinque volte te. Il male è presente ovunque Jack, anche se non te ne accorgi.” disse il folletto.
“ Wow, però è bello! Chissà come è grande!” rispose Jack fantasticando tra sè e sè.
“Grande per me, ma piccolo per te!” rispose il folletto ridacchiando.
Il sole si levava, l’alba era arrivata.
Si arrestarono davanti ad una grande grotta, molto simile a quel tunnel che Jack aveva sognato poche ore prima.
Ma certo! Il troll, il tunnel illuminato da una luce d’oro infinito! Tutto tornava e combaciava. Quello di prima non era un sogno!
“ E’ ora di lasciarci” - disse malinconicamente il folletto - “tieniti stretti gli amici, perchè sono una risorsa inestimabile, piĂą dell’oro. Abbi cura di te mio grande amico” concluse la frase con una lacrima che gli accarezzava le rugose guance.
“ Addio! E’ stato bello parlare con te! Speriamo magari, se ti perdi di nuovo, di rivederci” aggiunse Jack con gli occhi lucidi.
“ Meglio dirsi addio, non ci rincontreremo più credo. Addio!” disse Ronald.
“ Addio Mangiacarote!” urlò Jack.
Il folletto entrò nella grotta e sparì nell’ombra, senza degnarsi dell’umido sguardo di Jack. Jack si sentì vibrare le interiora, cadde a terra con un tonfo. Giaceva svenuto sulla fredda neve invernale.
Quando si risveglio e riprese coscienza di chi fosse, Jack giaceva sul caldo e morbido materasso di piume nella sua cameretta. La luna era ancora alta nel cielo e brillava incontrastata da nuvole.
Si voltò di lato e riprese a dormire, con solo vaghi ricordi di quello che era successo.
Alex Grassi